La burocrazia nemica del cittadino

Per la serie: perché farla semplice quando posso renderla complicatissima…

Nell’ottobre del 1996, dalla caserma di Chieti, dove avevo effettuato l’addestramento, fui trasferito a Roma presso il Comando Regione Militare Centrale (RMCE) ai Parioli e, da lì, aggregato al Comando Artiglieri e Difesa NBC (Nucleare, batteriologica e chimica). Il compito del mio ufficio, presso il quale lavoravano 2 ufficiali e 3 sottufficiali, assieme a 12 soldati di leva, era fare le ispezioni durante le esercitazioni della caserma 7° A. PE. CAM. Cremona di Civitavecchia (Artiglieria Pesante Campale). In pratica, il Colonnello si recava a fare queste ispezioni, su cui poi venivano redatte le schede personali dei militari effettivi. Il bello è che tutte le comunicazioni che dall’RMCE erano dirette al 7° Cremona erano indirizzate prima a noi, che dovevamo riscrivere la comunicazione e trasmetterla al 7°. La risposta a sua volta veniva inviata a noi che la trascrivevamo e inviavamo all’RMCE. La cosa ancora più assurda è che consegnavamo la posta di persona tutte le mattine, recandoci da via Labicana, sede della mio ufficio, ai Parioli.

Già allora mi sembrava lapalissiana l’inutilità di questo ufficio. Infatti saremmo potuti benissimo essere collocati all’interno della stessa RMCE insieme agli altri uffici, evitando inutili passaggi che non facevano altro che rallentare le comunicazioni.

In qualche modo, ho rivissuto appieno questa esperienza in queste ultime settimane, a causa della vicenda delle domande di Cassa Integrazione in deroga. Si tratta di una domanda che normalmente va inoltrata all’ufficio di previdenza, a cui spetta la completa gestione. In questa situazione, però, a qualche genio, non si sa bene per quale motivo, è venuto in mente di interporre, tra il richiedente e l’INPS, un ulteriore inutile passaggio attraverso le Regioni.

Il risultato di questa brillante idea è oggi sotto gli occhi di tutti con migliaia di domande inoltrate all’INPS con settimane di ritardo ed ancora altre in attesa di essere gestite. Nello specifico, la Regione Abruzzo è tra le peggiori, collocandosi in terzultima posizione, ed ha dovuto incrementare la forza lavoro dedicata a questa mansione portando da 17 a 30 il numero di impiegati.

un data-center…

Chiaramente, non ci vuole un genio per capire che il data-center dell’INPS è sicuramente più strutturato per sopperire ad una così importante mole di dati, così come più preparati sono i suoi sistemisti. Invece si è voluto interporre nella catena un ente che ha dovuto frettolosamente creare una struttura che potesse svolgere il compito, risultando in fin dei conti, e come era prevedibile, totalmente inadeguata.

Come sempre, a pagarne le conseguenze sono i cittadini e non gli incompetenti che prendono decisioni sbagliate, ma questa è l’Italia.

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