Liberty Media è il veleno della F1

La nuova proprietà della F1 sta facendo di tutto per distruggere la classe regina del Motor Sport.

Sono anni ormai che la F1 fa parlare di se più per le vicende extra-sportive, legate alle continue lotte tra scuderie, Fia e la nuova proprietà americana, Liberty Media, che per i risultati in pista. Assistiamo a continue polemiche dei team minori, ed in certi casi anche da quelli storici, come la McLaren, per i costi elevati ed il divario prestazionale tra le diverse auto. Sia per questo motivo che per una diversa visione ed interpretazione di quello che è lo spettacolo, da alcuni anni si sono introdotte in F1 delle regole assurde che in nessun altro sport, in nome della sana e leale competizione, si sarebbero mai sognati di adottare.

Iniziamo con il dire che la F1 è nata per essere la più alta forma di competizione del motor-sport mondiale e per anni è stato così. Un vero appassionato di F1 vuole vedere l’auto esprimersi al massimo delle sue potenzialità e dunque essere messa in condizioni di raggiungere il top delle sue performance. Come può un team manager di F1 chiedere di equiparare le performance delle auto, introducendo ogni sorta di regolamento contorto, e tetti di spesa allo sviluppo.

La classe regina del motor sport ha vissuto i suoi anni migliori tra il 1970 e il 1990, quando le regole non imponevano limiti così stringenti e gli ingegneri avevano la possibilità di inventare auto a 6 ruote o con ventilatori per estrarre l’aria da sotto il corpo vettura. Il grande Niki Lauda, quando approdò alla BRM nel 1973 come pilota pagante, fece fare modifiche alla macchina, per alleggerirla e rivederne l’aerodinamica, che la migliorarono di ben 2 secondi e 3 decimi sul circuito Paul Ricard. Oggi abbiamo, invece, regole assurde come il DRS, il limiti di consumo di carburante, l’impossibilità di fare test e i motori contingentati. La cosa stupefacente è che tutto è fatto in nome del risparmio ma in realtà obbliga le scuderie a spese maggiori.

Prendiamo ad esempio i motori; realizzare un motore ibrido da 1000 cavalli non è un problema al giorno d’oggi (il vero problema, diceva il saggio, resta sempre come metterli a terra correttamente questi cavalli). Ma realizzare un propulsore che copra un terzo dei GP di una stagione è tutta un’altra storia ed implica costi esageratamente più elevati, non apportando nulla allo spettacolo.

L’aver vietato i test privati ha costretto le scuderie a dotarsi di costosissimi simulatori e, soprattutto, ha tolto la possibilità ai piloti più giovani di fare esperienza diretta sul campo.

I tetti di spesa annui sono poi la cosa più stupida che si possa immaginare proprio perché introdotti per cercare di equilibrare le prestazioni delle auto in pista. Nulla è mai stato più assurdo perché la F1 non è un monomarca che deve far emerge la sola abilità del pilota ma è l’esaltazione per eccellenza del connubio uomo auto più performante.

I veri appassionati di F1 non vogliono vedere più vetture in pista se il prezzo da pagare è il livellamento verso il basse delle prestazioni. Chi non ha i soldi per stare in questo mondo può benissimo rivolgersi a categorie minori. Meglio avere poche auto in pista, ma tutte sviluppate al massimo delle loro possibilità e soprattutto che si esprimano al top delle loro performance.

La situazione, già difficile per colpa della FIA, paladina della sicurezza (questo ovviamente è giusto) e dei costi contenuti, è precipitata del tutto con l’acquisizione del Circus da parte di Liberty Media, un colosso americano, e l’uscita di scena di Bernard Charles Ecclestone, per tutti Bernie.

La rovina della F1

Purtroppo lo spirito con cui gli americani guardano le corse, siano esse di Indy o Nascar, è complemente diverso dal nostro senso di intendere il motor sport. Negli usa si predilige lo spettacolo, inteso però come incidente, con mandrie di auto che corrono appaiate e che al minimo errore scatenano carambole incredibili. È per questo che gli americano guardano le corse a vanno negli autodromi. Non per la prestazione pura, ma lo spettacolare incidente che si potrebbe o sperano accada. La F1, invece, nata in Europa, esige la prestazione e il massimo della performance. Chiaramente, una proprietà americana non è adatta alla Formula 1 e soprattutto ad i suoi appassionati europei. I costruttori non possono sottostare alle regole ferree ed assurde dello show-business targato USA poiché è nel loro dna la ricerca della massima prestazione e soprattutto l’indipendenza nella ricerca e nello sviluppo delle vetture. Un costruttore non potrà mai accettare il telaio unico, o il motore unico in quanto, per definizione, sarebbe snaturare la stessa F1.

Onestamente l’unica soluzione che intravedo e che auspico, per il bene dei costruttori di F1, è l’uscita dall’attuale Circus e creare un campionato nel quale potersi esprimere al meglio e dare finalmente libero sfogo alla creatività dei propri tecnici, uscendo anche dal controllo e dall’egemonia della FIA. Con Mercedes e Ferrari a guidare questa nuova categoria gli sponsor non avrebbero problemi a supportare la nuova nata.

Vedremo cosa accadrà in ottica delle nuove assurde regole proposte per il futuro e cosa decideranno le scuderie e soprattutto la Ferrari.

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