MISSIONE SPACEX: Linux e 3 processori di 10 anni fa…

Se le missioni Apollo si affidavano a calcolatori meno potenti di un Commodore 64, per andare nello spazio oggi non serve molto di più…

Se le missioni Apollo si affidavano a computer che erano in realtà poco più che calcolatrici con funzioni di calcolo specifico per la navigazione spaziale, apprendiamo oggi che la capsula spaziale Crew Dragon, partita il 30 maggio scorso funziona grazie a 3 processori dual-core e Linux.

Si tratta di una particolare versione di Linux, molto leggera e ridotta all’osso, sviluppata da un team di 35 programmatori che ha seguito anche lo sviluppo del software di simulazione e di quello della sala comandi. Questo Sistema operativo gira, in pratica, su 3 processori dual-core x86 che possiamo immaginare all’incirca di una decina di anni fa. L’interfaccia grafica è composta da 3 pannelli touch ed una serie di comandi hardware.

Per garantire la massima sicurezza, il software di volo, scritto interamente in C/C++, gira indipendentemente su tutti e tre i processori.

In realtà, il fatto che l’industria aerospaziale utilizzi componentistica datata non deve affatto meravigliare in quanto le missioni vengono progettate e realizzate in decine di anni e non si può certo rinnovare l’hardware, che deve essere testato a lungo per essere certificato, a seguito dell’uscita di nuovi processori più performanti. Basta pensare che i processori che gestiscono la stazione spaziale orbitante sono dei 386 a 20MHz introdotti nel 1985. Inoltre, alcuni anni fa, la stessa Nasa ha avuto difficoltà nel reperire dei processori 8086 utilizzati sul telescopio Hubble.

L’utilizzo di un hardware così ridotto, per l’intera gestione della navetta, dimostra ancora una volta come sia importante l’ottimizzazione del codice e come si possano raggiungere grandi traguardi con una programmazione ben strutturata ed una gestione oculata delle risorse.

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