Processori: perchè parliamo tanto di nanometri

Quando parliamo di tecnologia, che sia il nostro PC, il nostro smartphone o il nostro smartwatch, sentiamo sempre più spesso parlare di nanometri. Scopriamo perchè.

Per molti anni, i produttori di processori hanno combattuto la loro guerra confrontandosi sulle architetture delle loro CPU e sulle frequenze sempre più alte. Con l’avvento dei dispositivi mobile, un terzo e fondamentale parametro è entrato in gioco ribaltando il settore. Parliamo del “processo produttivo” che indica, in parole povere, la dimensione media del gate di ogni singolo transistor che compongono il processore. I processi produttivi attuali possono passare dagli 80 nm con cui sono realizzati molti dei chipset AMD fino ai 7 nm di alcuni Soc SnapDragon. Probabilmente, inotre, il prossimo Soc Apple verrà realizzato con il nuovissimo processo produttivo a 5 nm.

Per avere un’idea delle dimensioni in gioco, basti pensare che il virus dell’HIV è grande 120nm, un globulo rosso umano circa 6000-8000 nm e un capello quasi 80000 nm.

Il motivo per il quale questa lotta alla miniaturizzazione è così importante, è da ricercare in molteplici fattori legati a doppio filo tra loro. Realizzare transistor sempre più piccoli significa realizzare circuiti sempre meno energivori e diminuendo i consumi si possono integrare sempre più componenti per aumentare le pretazioni. Per questo motivo abbiamo processori sempre più potenti ma che consumano sempre la stessa energia, o addirittura meno, delle generazioni precedenti.

La costante diminuzione del processo produttivo ha inoltre contribuito a mantenere valida la legge di Moore, sebbene con qualche piccola rivisitazione.

La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistor per chip, raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni

fonte Wikipedia

Come scritto in un precedente articolo, la corsa alle prestazioni e sistemi operativi sempre più esosi di risorse hanno fin’ora vanificato il risparmio energetico garantito dai nuovi processi produttivi. Speriamo che in futuro ci si concentri maggiormente su un’ottimizzazione del software per cominciare finalmente ad avere dispositivi degni di essere chiamati “mobile”.

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