COMMODORE: Un marchio che ha rivoluzionato il computer

Parliamo di un marchio storico che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica introducendo il concetto di computer per le masse.

La nostra storia inizia nel 1953, quando Jack Tramiel decide di mettersi in proprio ed apre un negozio di riparazioni nel quartiere Bronx di New York. Aveva imparato a riparare macchine da scrivere sotto le armi ed era, oltre che di origini polacche, uno scampato dai campi di concentramento. A differenza di oggi, allora il margine di guadagno era molto più alto sulle vendite che sulle riparazioni, e Jack inizia a commercializzare macchine da scrivere importate dall’Europa.

Nel 1954, poiché gli affari vanno alla grande, Jack decide di fondare la Commodore Portable Typewriter Company. Nel 1955, invece, fonda la Commodore Business Machines International (CBM). Importa i prodotti europei, soprattutto quelli italiani della Olivetti e siccome la legge favorisce chi produce sul territorio canadese, l’imprenditore prende accordi per farsi mandare dal vecchio continente le parti sfuse da assemblare. Per poco più di un lustro tutto va bene, ma all’inizio degli anni 60 Jack commette alcuni errori che gli costano molto e le sue aziende, quotate anche in borsa, entrano in crisi.

Fondamentale è l’incontro con Irving Gould, che dà a Jack una grossa boccata di ossigeno, mentre la svolta avviene nel ’70 a seguito di un viaggio-studio in Giappone. Nel Paese del Sol Levante Tramiel si accorge della grande importanza che sta assumendo il mercato delle calcolatrici elettroniche e decide di puntare anche su questo settore emergente.

Punta sulle aziende leader del settore utilizzando la tecnologia e la componentistica della Bowmar e della Texas Instruments. La scelta si rivela essere estremamente vincente e frutta alla Commodore un fatturato di circa 50 milioni di dollari l’anno.

Purtroppo, però, di lì a poco, la stessa Texas decide di entrare nel mercato delle calcolatrici di cui presto diventa leader in quanto produttrice dei componenti. Per fortuna, in quegli anni, Tramiel acquisisce la MOS Technologies, una società produttrice di semiconduttori che si trova in cattive acque a causa degli investimenti troppo diversificati effettuati in sede di produzione. Jack taglia tutti i rami secchi della MOS, tenendo solo la divisione legata alla produzione delle calcolatrici. Per fortuna, Chuck Peddle, brillante ingegnere già dipendente in MOS Technologies, convince Tramiel a tenere la divisione che si occupava dello sviluppo del microprocessore 6502, che diviene la base della fantastica scalata di Jack al mondo informatico.

6502

La presentazione del chip avviene al Wescon, e MOS Technology ha nello stand un grosso contenitore pieno di 6502 al prezzo di 25 dollari cad. In realtà solo i chip più in superficie sono funzionanti, mentre i restanti sono difettosi, ma in questo modo si dà comunque l’idea di essere a pieno regime con la produzione e di poter soddisfare ogni richiesta del mercato. Presso la stessa fiera sono presenti anche Motorola con il 6800 ed Intel con l’8080 ma a prezzi decisamente più alti e rispettivamente di 185 e 179 dollari. Visto il divario di prezzo i visitatori iniziano a pensare che il prezzo del 6502 sia sbagliato o che sia una truffa, ma cambiano radicalmente idea quando entrambi i concorrenti abbassano il loro prezzo fino a raggiungere quota 69 dollari.

Dobbiamo costruire computer per le masse, non per le classi.

— Jack Tramiel

Nel 1977 la Commodore presenta sul mercato il suo primo calcolatore elettronico denominato Personal Electronic Translator, ossia il PET2001, considerato da molti come il primo vero personal computer per le masse della storia. È molto potente per l’epoca ed adotta, ovviamente, il microprocessore 6502 con 4KB di ram. Ha un monitor da 9 pollici ed un registratore a nastro su musicassette per memorizzare i programmi. È lanciato all’incredibile prezzo di 600 dollari che ne decreta il successo in tutto il mondo dando grande risalto al marchio Commodore a livello planetario.

Il basic del PET derivava dal Microsoft Basic acquistato per soli 10.000 dollari.

FerraraWeb

Nonostante la potenza ed il prezzo aggressivo i tecnici della Commodore si rendono subito conto che al loro prodotto manca qualcosa o, per meglio dire, qualcosa è di troppo. Quello che Trameil vuole è un vero computer consumer e per raggiungere questo scopo serve un dispositivo più economico e collegabile ad un normale televisore. Nasce così, nel gennaio del 1981, il VIC-20, che alcune voci dicono essere stato sviluppato per sfruttare componenti e tecnologie prodotte, senza successo, per il mercato delle console. Il nome di questo computer è in realtà un acronimo che sta per Video Interface Chip, che è anche il nome del chip che controlla la grafica a colori, mentre il 20 è puramente di fantasia.

Il successo del VIC-20 è notevole, tanto da superare il milione di esemplari venduti e da mettere in cantiere altre due versioni: il VIC-10, fratello minore ma con la modalità “UltiMax mode” per l’utilizzo di cartucce, ed VIC-30, che non viene mai immesso sul mercato a causa dell’introduzione del Commodore 64, che sbaraglia tutto e tutti.

Il nuovo Commodore 64 utilizza il MOS 6510 ed ha 64KB di ram, non tutti, però, disponibili per l’utente. Permette l’utilizzo di musicassette per la memorizzazione di programmi e giochi, e di tutto un mondo di periferiche che lo rendono molto appetibile anche per un uso semi-professionale. Gli accessori, infatti, possono essere monitor, stampanti, lettori floppy, adattatori telematici e cartucce che sfruttano la modalità “UltiMax mode” del VIC-10.

Commodore 64

In realtà, la quantità di memoria a disposizione dei programmatori è di appena 38KB, più 2KB nascosti sotto l’interprete basic e sbloccabili con un paio di semplici righe di codice che agiscono sui registri interni del sistema.

FERRARAWEB

Il Commodore 64 è basato sul Basic V2 ed è il primo computer ad inglobare un chip dedicato per l’audio: il SID, Sound Interface Device. Peccato che il Basic in questione non ha comandi per gestire grafica e audio, e quindi i programmatori preferiscono scrivere i loro codici in assembler. Viene anche creato un apposito sistema operativo denominato Geos, disponibile su floppy, che mette a disposizione un’interfaccia grafica, molte applicazioni per la grafica e l’office automation.

Il Commodore 64 resta in produzione dal 1982 al 1994 ed è oggetto di numerose revisioni per cercare di abbassarne il costo di produzione e combattere contro la concorrenza che si fa sempre più agguerrita. Per questo esistono diverse versioni del circuito stampato e lo stesso processore 6502 viene sostituito con la sua evoluzione, denominata 8500, montata soprattutto sui Commodore 64C che hanno un design più moderno.

Commodore 64C

Il parco applicazioni e giochi sviluppato per questo computer è impressionante ed ineguagliabile nella storia, e questo, oltre al prezzo contenuto ed una aggressiva tattica di marketing, ne fanno una vera icona e soprattutto il computer più venduto di tutti i tempi, con una stima che si aggira sui 15 milioni di esemplari piazzati.

Nel 1984, a due anni dal lancio del C64, vengono lanciati sul mercato, nel mese di giugno, due nuovi home computer: il Commodore 16 ed il Plus/4.

Il primo è destinato a sostituire il VIC-20, ormai fuori produzione, ed è quindi il nuovo modello entry-level venduto a circa 100 dollari.

Commodore 16

Il Plus/4, invece, nasce per aggiornare il C64 con un prezzo di lancio di 300 dollari. A differenza del C64 ha i tasti cursore separati e dedicati, ed in rom ha un set di applicazioni di produttività richiamabili rapidamente premendo un tasto.

Commodore Plus/4

I due computer condividono lo stesso processore, il MOS 7501 ed il nuovo basic V3.5, totalmente incompatibile con il vecchio V2 del C64, e vengono accolti con estrema freddezza dal mercato, che si aspetta macchine molto più evolute, come quelle che ormai la concorrenza sta presentando: Macintosh su tutti.

Non garantendo nemmeno la compatibilità con l’enorme parco applicativo e ludico presente sul mercato, il Plus/4 è un disastro che costringe la Commodore a riprendere la produzione del C64.

Riuscirà la Commodore a riprendersi dopo questo flop?

Seguitemi e lo scopriremo insieme…

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