COMMODORE: Un marchio che ha rivoluzionato il computer (2° Parte)

Parliamo di un marchio storico che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica introducendo il concetto di computer per le masse.

Riprendiamo la nostra storia dopo il fiasco del Commodore 16 e de Plus/4 che ha visto l’azienda correre ai ripari ripristinando la produzione del C64.

Jack Tramiel ha sempre avuto un grande fiuto per gli affari e le tante acquisizioni effettuate ne sono la dimostrazione. Nel 1983 Jack piazza un grandissimo colpo acquisendo la Hi-Toro, piccola azienda fondata da quello che passerà alla storia come uno dei più grandi ingegneri elettronici del secolo: Jay Miner. Insieme ad alcuni colleghi usciti dall’Atari, Jay sviluppava sistemi ad alte prestazioni basati su architettura a 16 bit, che Atari non voleva sostenere a favore della sua architettura ad 8 bit, ma con chip dedicati al video, a calcoli specifici ed all’audio. Quando Tramiel acquisisce l’azienda che aveva ormai cambiato il proprio nome in Amiga Corporation, lo stato sviluppo di hardware e software è già avanzatissimo e dispone di un’intera interfaccia grafica con finestre, icone e menù. La frase che Jack utilizza per convincere Miner ad accettare l’acquisizione è passata alla storia: “How about being part of our gang?” (“Che ne diresti di unirti a noi?”). Grazie all’organizzazione industriale del colosso Commodore, il lavoro di Miner subisce una forte accelerazione che permette di presentare al mondo intero, il 23 luglio 1985 l’Amiga 1000.

Jay Miner con l’Amiga 1000

Quello che pochi sanno è che il design del nuovo computer Commodore è stato ideato da Andy Warhol che ne diventa un grande sostenitore ed utilizzatore. L’architettura hardware, invece, è composta dal potente processore Motorola 68000 coadiuvata da 512 kB di ram e dal famoso OCS, tre chip dai nomi in codice Agnus, Denise e Paula che si occupano rispettivamente di gestire memoria, video e audio. Le prestazioni dell’Amiga 1000 non sono minimamente paragonabili a nessun calcolatore del periodo. Il video può spingersi fino alla risoluzione di 640 x 512 pixel mentre l’audio è a 4 canali ma soprattutto il tutto è supportato dall’Amiga OS, un potente e completo ambiente grafico molto intuitivo. Costava 1295 dollari, un prezzo non bassissimo ma accessibilissimo alle piccole e medie aziende e che permetteva di fare grafica e gestione video a basso costo.

Due anni dopo il lancio ed il successo dell’Amiga 1000, Commodore decide di ottimizzarne il progetto e lancia nel 1987 l’Amiga 500. Ha le stesse caratteristiche del predecessore, ma grazie all’ottimizzazione del processo produttivo ed un nuovo design, viene venduto all’incredibile prezzo di 699 dollari. In Italia il prezzo era di Lire 1.200.000, ossia meno della metà dei computer IBM compatibili e con molta potenza in più. Se in un primo momento la macchina viene pensata e commercializzata per l’elaborazione grafica e sonora, diventa ben presto una straordinaria console da giochi. Questo ha fatto si che l’Amiga 500 diventa l’Amiga più venduto della storia ma ne ha anche compromesso la reputazione di eccellete personal computer.

Nel ’90, per venire incontro alle richieste dei programmatori e dei software, sempre più esosi di memoria, la Commodore presentò la versione Plus dell’Amiga 500 che oltre ad un chipset aggiornato ha 1MB di ram. Purtroppo la cattiva abitudine dei programmatori di questo periodo di basarsi esclusivamente sulle risorse hardware invece che sul sistema operativo rende tutto il parco software dell’Amiga 500 incompatibile con la versione PLUS che è quindi destinata a fallire miseramente.

Per correre ai ripari, Commodore lancia nel 1992 l’Amiga 600, un eccellente calcolatore che introduce la tecnologia a montaggio superficiale dei componenti ed è compatibile con quasi tutti i giochi dell’infinita libreria dell’A500. Purtroppo, però, monta il processore Motorola 68010 che inizia a mostrare i segni del tempo e si rivela lento per un periodo in cui la concorrenza sta effettuando il passaggio all’architettura a 32 bit. Le vendite vanno bene ma non sono sufficienti a garantire all’azienda di Tramiel un futuro sereno.

Amiga 600

Da questo punto in poi le cose si mettono male per la Commodore a causa di una serie di scelte tecniche sbagliate e di operazioni di marketing totalmente fuori luogo.

Viene infatti presentato l’Amiga 1200, primo calcolatore dell’azienda spacciato come a 32 bit sebbene in realtà era a 24bit a causa della versione economica del processore utilizzato. Il problema è che il lancio avviene a pochi mesi dalla commercializzazione dell’Amiga 600.

Il processore utilizzato è il Motorola 68EC020, fratello minore del 68020 che è realmente a 32 bit. Quello utilizzato, invece, ha il bus troncato a 24bit che gli permette di gestire meno memoria. Per il resto la macchina non è male con i suoi 2Mb di ram espandibili ed il nuovo chipset AGA: Amiga Advanced Graphics Architecture. Il progetto prevede che si possa raggiungere una risoluzione di 800×600 a 256 colori ma lo sviluppo è talmente lento che quando viene commercializzato tutti i PC IBM sono già dotati di grafica 1024×768 con 256 colori e l’audio è, grazie alle famose Sound Blaster, già a 16 bit. Anche se l’hardware è discretamente potente, l’Amiga 1200 paga un altro terribile scotto rispetto alle macchine IBM compatibili: l’espandibilità e questo decreta il fallimento del progetto.

Il vero suicidio commerciale è stato lanciare una pseudo macchina a 32 bit a ridosso del lancio di una macchina come l’Amiga600 che dominava un mercato molto importante per Commodore. Ormai, il gap con i computer IBM compatibile è incolmabile e l’azienda di Tramiel deve chiudere per bancarotta a causa dei troppi debiti accumulati.

Jack Tramiel ha avuto, però, il merito di portare il personal computer nelle nostre case scrivendo una pagina indelebile della storia dell’informatica creando un marchio ancora oggi indimenticato e molto ambito.

A presto…

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